Sul quotidiano "Libertà" di oggi, 9 gennaio 2010, è apparso un articolo che riporta le dichiarazioni dell'Assessore all'ambiente del comune di Rottofreno, che prendendo spunto dalla prossima installazione di due centraline di monitoraggio della qualità dell'aria a S. Nicolò e a Rottofreno, parla di politiche ambientali e dei risultati ottenuti; in particolare cita la certificazione ambientale, senza però precisare che certificato sia, chi l'ha rilasciato e quale è la norma di riferimento (tra l'altro sul sito del Comune non c'è traccia di questo).
Prima occorre fare una premessa: la certificazione ambientale (l'unica che conosco è quella secondo la norma UNI EN ISO 14001) necessita di una politica per l'ambiente, di una pianificazione e attuazione di tale politica (intesa come obiettivi precisi e misurabili) e di un monitoraggio e misurazione degli indicatori che mi consentono di dare evidenza dell'ottenimento o meno di tali obiettivi.
Un esempio: immagino di inserire nella mia politica per l'ambiente la qualità dell'aria, quindi mi pongo l'obiettivo di mantenere i livelli delle sostanze inquinanti al di sotto di una certa soglia (in questo caso fissata dal Ministero), progetto e pianifico della attività per ottenere questo risultato e infine vado a controllare se l'ho raggiunto e se lo mantengo nel tempo. In realtà ci sarebbe un'altra cosa da fare prima e cioè vedere dove sono adesso, quali sono i livelli attuali per poter pianificare interventi coerenti.
Da quanto si evince dall'articolo, non si capisce come l'Amministrazione abbia fatto finora ad avere una politica ambientale rivolta alla qualità dell'aria senza dati e oltretutto come questo possa essere stato anche certificato. Le centraline non sono la soluzione del problema, anzi rischiano di diventare il problema.
Infatti, se pensiamo di avere la febbre usiamo il termometro per vedere la gravità e a seconda di questo prendiamo l'aspirina o andiamo all'ospedale, ma non ho mai sentito di protocolli medici che consigliano il termometro come cura per abbassare la febbre! E' un po' il messaggio che vuole passare qui, cioè siamo sensibili alle problematiche ambientali perchè mettiamo le centraline, ma manca il resto, cioè la pianificazione: cosa si vuol fare? cosa si vuole ottenere? si può pensare di attuare una politica ambientale rivolta alla qualità dell'aria senza valutare il traffico, le emissioni delle abitazioni private, officine, ecc... e programmare quindi interventi coerenti? (per esempio, la questione della "tangenziale di Rottofreno" ha molto a che fare anche con la qualità dell'aria.....).
Quindi, secondo me, non è corretto parlare di monitoraggio se non si collega questo agli obiettivi e alle strategie necessarie per ottenere tali risultati. La mia impressione è che obiettivi e strategie ci siano, ma non li chiamerei di interesse ambientale....
Inoltre anche quando si parla di regolamenti a tutela del cittadino contro eccessivi rumori, piani del verde, piani per la telefonia mobile ed antenne, andrebbero sempre collegati ad azioni correttive e/o preventive strutturate, visto che parliamo di un sistema certificato: se ci sono sarebbe una bella cosa che venissero messe maggiormente in evidenza.
Giacomo Giagnorio
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